Acquari & Co.

Nell’ambito del percorso espositivo del Muse, gli acquari, i terrari, i terracquari e la serra descrivono habitat di ambiente alpino e tropicale e ospitano in tutto 462 animali appartenenti a 62 specie (tra millepiedi, coralli, pesci, rettili, anfibi e uccelli).

A partire dal terzo piano del museo, nel “Labirinto della biodiversità alpina”, che propone una discesa virtuale lungo un sentiero di montagna, sono stati inseriti due acquari che descrivono rispettivamente un torrente d’alta quota, con acqua molto ossigenata e a bassa temperatura (12 °C) che ospita la trota fario (Salmo trutta fario), e un fiume di fondovalle con acque più calme, ben ossigenate e con temperatura più alta (14 °C) che ospita la trota marmorata (Salmo trutta marmoratus), specie endemica dell’area padano-veneta. Si è optato per una sola specie per acquario in quanto entrambe le trote risultano essere molto aggressive, soprattutto nei confronti di pesci più piccoli e/o timidi anche se appartenenti alla stessa specie. Inoltre, le trote inserite già convivevano nella stessa vasca e erano abituate alla vita in acquario.

Ancora al terzo piano è presente un terrario che ospita un esemplare di Phrynosoma platyrhinos, una piccola lucertola originaria dei deserti statunitensi e messicani, che trascorre le ore notturne insabbiandosi completamente e che, se in stato di eccitazione, si gonfia per sembrare più grande; il terrario è inserito in un exhibit che spiega la termoregolazione nei rettili.

La presenza di un acquario di barriera corallina e di un terracquario tropicale in museo risponde invece al desiderio di rappresentare ambienti analoghi a quelli che nel Triassico videro la formazione delle Dolomiti. Siamo infatti al secondo piano del museo, dedicato alla geologia. Qui il terracquario e l’acquario di barriera corallina rappresentano rispettivamente l’ambiente fuori dall’acqua e l’ambiente sommerso di quel periodo.

Nelle acque di aree tropicali, ieri come oggi, c’era e c’è sovrasaturazione di carbonati. In passato venivano fissati da batteri e alghe, oggi ci pensano i coralli. Le specie ospitate nell’acquario marino sono: Anthias squamipinnis, Premnas biaculeatus, Amphiprion ocellaris, Zebrasoma flavescens, Zebrasoma veliferum, Acanthurus tennenti, Paracanthurus hepatus, Naso vlamingii, Platax teira, Siganus vulpinus, Centropyge bicolor, Salarias fasciatus, Acreichthys tomentosus, Tectus niloticus, Lysmata amboinensis, Lysmata debelius, Stenopus hispidus, Diadema setosum, Eucidaris metularia, Fromia elegans, Entacmea quadri color, Actinodiscus sp., Lobophyton sp., Sarcophyton sp., Sinularia sp., Pocillopora damicornis. Al fine di coinvolgere e incentivare la partecipazione del pubblico, è stato scelto di ospitare all’interno dell’acquario marino pesci e invertebrati “recuperati” da privati, piuttosto che acquistarne di nuovi. Questo significa che il popolamento dell’acquario di barriera è costituito prevalentemente da animali tropicali marini ricevuti da privati che non erano più nelle condizioni di poterli ospitare nei propri acquari di casa. Si tratta di un modo per donare i propri animali a qualcuno che se ne può prendere cura e che li può rendere fruibili a molte altre persone. Anche ai vecchi proprietari quando vogliono venire a visitarli.

Nelle aree emerse invece, tra gli isolotti tropicali e sub tropicali del Triassico medio delle Dolomiti, in ambienti vegetati di bassa costa, vivevano notosauri, tanistrofei e altri rettili estinti. Oggi, in ambienti analoghi, nelle foreste tropicali semi allagate o in ambienti di acqua bassa costieri, vivono rettili che mantengono ancora grandi affinità con l’acqua. Tra questi, per il nostro terracquario, abbiamo optato per l’introduzione di due esemplari di Basiliscus plumifrons, rettili dalla livrea brillante e dall’aspetto inconfondibile, grazie alle notevoli creste che ornano la testa e alla lunghezza che possono raggiungere: quasi un metro. Sono abili nuotatori, capaci persino di correre sull’acqua (da qui il nome di ‘lucertole di Gesù Cristo’), e richiamano con molta facilità l’attenzione del pubblico. Al contempo sono animali di facile allevamento e reperimento sul mercato. Nella porzione acquatica della vasca sono ospitati 50 esemplari di guppy (Poecilia reticulata) e due di Polypterus ornatipinnis.

Al primo piano del museo, nella parte di preistoria alpina, sono stati inseriti due acquari che descrivono due diversi ambienti lacustri in contesti archeologici. Il primo fa da cornice ad un sito di alta montagna che ospita un laghetto con un gruppo di sanguinerole (Phoxinus phoxinus), ciuffi di Sparganium minimum e muschi. Qui l’acqua del lago è povera di nutrienti, a bassa temperatura (12 °C) e ospita poca vegetazione. Il secondo descrive un ambiente palafitticolo di fondovalle, quindi tra i vari pali immersi e alcuni esemplari di Nuphar luteum, ci sono arborelle (Alburnus arborella), triotti (Rutilus aula) e una tinca (Tinca tinca). Un popolamento molto tranquillo con specie che già convivevano da diversi anni.

Al piano -1, nella galleria del DNA, è stato inserito un piccolo acquario che ospita alcuni pesci della specie Danio rerio (pesce zebra). Questa specie è detta ‘modello’ perché utilizzata nei laboratori di ricerca di tutto il mondo, soprattutto per studi di biologia dello sviluppo e di espressione genica. Poco distanti, ancora al piano -1, una serie di grandi acquari fanno da introduzione alla serra tropicale. I pesci che vi sono ospitati sono rappresentativi della biodiversità ittica dei grandi laghi e fiumi della Tanzania (lago Malawi, lagoTanganyika, fiume Kilombero) ed appartengono prevalentemente alla numerosa famiglia dei Ciclidi, che nei grandi specchi d’acqua della Rift Valley in Africa orientale hanno dato vita ad uno dei più spettacolari fenomeni di speciazione in condizioni di relativo isolamento (una versione acquatica di quanto è avvenuto coi fringuelli delle isole Galapagos). Gli esemplari esposti sono nati in cattività presso allevatori professionisti, sono confidenti, tranquilli e curiosi, e si riproducono con discreta facilità anche nello spazio limitato che li ospita. L’acquario che riproduce un popolamento di pesci tipici del lago Malawi ospita prevalentemente un gruppo di Pseudotropheus saulosi, specie attualmente classificata come Vulnerabile nella “Red List” della IUCN (International Union for the Conservation of Nature). La scelta di questa specie offre lo spunto per parlare di conservazione degli ambienti acquatici e dei progetti in atto per il recupero di questa ed altre specie. Gli altri pesci presenti nella vasca sono: Nimbochromis venustus, Copadichromis borleyi kadango e Astatotilapia calliptera. L’acquario che riproduce un popolamento di pesci che abitano il lago Tanganica ospita: Cyathopharynx foae ndole, Cyprichromis microlepidotus kasai, Cyprichromis leptosoma utinta, Cyphotilapia frontosa moba, Altolamprologus compressiceps kasanga, Altolamprologus calvus black, Neolamprologus leleupi orange e Neolamprolous brevis. In quello relativo al fiume Kilombero si trova un nutrito gruppo di Oreochromis tanganicae, nel quale è possibile osservare l’organizzazione gerarchica con il maschio dominante molto colorato e gli altri maschi sottomessi e che quasi assumono la colorazione delle femmine. L’altra specie presente nell’acquario è un grosso esemplare di pesce gatto giraffa (Auchenoglanis occidentalis). L’acquario che riproduce l’habitat di mangrovieto di una foce fluviale dell’Africa sud orientale ospita invece un piccolo gruppo di pesci Monodactylus argenteus che nuota tra due esemplari di mangrovia (Rhizophora mucronata). Nel terracquario che conclude la galleria degli ambienti acquatici della Tanzania c’è un esemplare di Tetraodon mbu, un pesce palla d’acqua dolce che abita il Lago Tanganica e alcuni grandi fiumi dell’Africa orientale che è molto curioso e adora interagire con chi si sofferma ad osservarlo.

Le altre specie animali ospitate nella serra tropicale sono tipiche delle foreste montane dell’Africa orientale e in particolare dell’Eastern Arc. Con una superficie di 600 metri quadrati, la serra tropicale ricrea in particolare un lembo della foresta pluviale dei Monti Udzungwa, un centro di grande diversità ed endemismo della Tanzania. Con un po’ di fortuna, nella lettiera si possono osservare dei bellissimi millepiedi giganti (Archispirostreptus gigas) e nei muretti a secco le lucertole dalla coda spinosa (Cordylus tropidosternum). Nelle ore serali è invece molto frequente udire il canto delle rane che popolano la serra: Leptopelis flavomaculatus, Leptopelis vermiculatus, Phlyctimantis maculatus e Afrixalus fornasini. La comparsa di numerosi girini nelle due aree umide della serra è stata la dimostrazione dell’avvenuta riproduzione di Phlyctimantis maculatus  e di Afrixalus fornasini. Abbiamo deciso di prelevarne alcuni e di seguirne la crescita e metamorfosi in terracquari appositamente realizzati all’interno del locale di cura degli animali del museo, sia per accertarne l’avvenuta metamorfosi che per curarne la liberazione in serra solo in fase adulta. Questo ci permetterà di fotografare le caratteristiche macchie degli individui rilasciati e utilizzare queste immagini per riconoscere gli individui e osservarne la crescita e lo stato di salute negli anni. Il successo riproduttivo di due rane ecologicamente esigenti ci rende particolarmente entusiasti e rafforza l’idea di procedere presto con l’inserimento di altri ospiti. La volta della serra è il territorio di una coppia di turachi di Livingstone (Tauraco livingstonii), uccelli estremamente curiosi che si avvicinano volentieri ai visitatori senza però lasciarsi toccare. Adorano mangiare banane, mele e frutti di papaia ma non disdegnano i fiori di papaia, le gemme del sicomoro e le foglie del podocarpo, a dimostrazione di quanto si siano ambientati nella serra. Il laghetto della serra ospita infine un gruppetto di Oreochromis tanganicae, tutti esemplari nati in acquario al Museo, e due esemplari di Auchenoglanis occidentalis.

La necessità di organizzare e gestire diverse vasche di pesci e alcuni terrari con anfibi e rettili, ha imposto la realizzazione di un locale accessorio o locale di cura. Le vasche curatoriali ospitano gli animali durante la quarantena che precede l’immissione nelle vasche di esposizione e gli animali che per motivi di salute necessitano di essere tenuti in vasche singole durante la riabilitazione. Inoltre, nel locale di cura si prepara il cibo per tutti gli animali, si allevano gli insetti da utilizzare come pasto per pesci e rettili, si immagazzinano i ricambi utili al funzionamento di acquari e terracquari e si depositano tutti gli attrezzi che giornalmente vengono utilizzati per la cura e la gestione delle vasche.

Tutti gli animali sono stati regolarmente acquistati da allevatori italiani controllati e conosciuti. Si è evitato di acquistare animali presso siti o allevamenti che non dimostrassero la cattività dei loro animali. Solo la coppia di Turachi di Livingstone, specie inclusa in Appendice II della CITES, proviene da un allevatore tedesco, perché non disponibile presso allevatori in Italia. Per quanto riguarda la madrepora Pocillopora damicornis, specie presente nell’Appendice II della CITES, la provenienza è il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige di Bolzano.