Banche dati – WebGIS LIFE+T.E.N.

Nel mondo della ricerca, il problema dell’accesso ai “dati primari di biodiversità” è fondamentale: in media l’80% del tempo speso dagli scienziati non riguarda la ricerca propriamente detta, ma il certosino lavoro di recupero, sistemazione ed unione della costellazione infinita delle banche dati. E in questo marasma, guai a smarrire anche la più piccola parte: sono in gioco gli sforzi di conservazione di intere popolazioni animali e vegetali, sforzi che, peraltro, solo negli ultimi decenni sono stati davvero supportati dal lavoro della ricerca scientifica.

 

Aggregazione progressiva dei dati, dalle singole fonti a macroportali di biodiversità

Nel mondo dell’informatica, il problema insito nel riordino e nell’unione di fonti di informazione molto diversificate non è rimasto a lungo inascoltato. Il tentativo di fornire strumenti utili a sistematizzare e rendere facilmente accessibile la grande varietà di informazione è tuttavia relativamente recente e nasce nei laboratori dell’IBM con la proposta del “modello relazionale di dati” ad opera di E. F. Codd, nel 1970: tale semplice idea organizza i dati in tabelle rappresentanti una singola “entità” (ad esempio, l’albero tassonomico delle specie o le localizzazioni di un certo individuo nel tempo), con righe univocamente identificate da un codice. Le entità sono poi connesse tra loro in base alle interazioni logiche (es. la tassonomia di una specie è unita agli spostamenti di un individuo di una certa specie nel tempo tramite il suo nome scientifico). Da qui a rendere tali dati accessibili online, il passo è stato così breve da far esplodere sul web la disponibilità di dati sistematizzati, quantomeno quelli che le istituzioni scelgono di condividere.

Da qui la necessità di un nuovo strumento, questo sì recentissimo (specifiche 2014 del World Wide Web Consortium, organizzazione che impone gli standard usati nel Web), in grado di aiutare ad organizzare tale profusione di dati: l’RDF – Resource Description Framework, un protocollo di interscambio che mira ad unificare i database relazionali disponibili sul web proponendo di agganciarli ad una nomenclatura standard, accessibile e comprensibile da chiunque.

Tuttavia, sia le tecnologie dei database relazionali che dell’RDF, rimangono enormemente sottoutilizzate, annullando la speranza  di poter fare ricerca disponendo di tutte le fonti primarie di informazione. Veicolare lo sforzo di esposizione dei dati sul web per il tramite di tali tecnologie è un nobile scopo, diffuso negli ultimi anni da grandi consorzi istituzionali per il tramite di enormi portali online, quali ad esempio l’Atlas Of Living Australia (www.ala.org.au): grazie al coordinamento sovraregionale di università ed istituzioni, un intero stato riesce non solo a realizzare la mobilizzazione dei dati primari di biodiversità sul web, ma anche a digitalizzare notevolissime collezioni custodite in polverosi e misteriosi anfratti nei più disparati musei sparsi sul territorio.

 

Tali dati non sono importanti solo per il ricercatore, ma anche per il comune cittadino desideroso di esplorare l’immensa varietà di viventi che popolano qualsiasi angolo del pianeta, dalle desolate distese del Sahara, passando per la profondità degli abissi oceanici per arrivare sull’albero del giardino dietro casa. In questa immensa possibilità esplorativa, che non sostituisce ma complementa il desiderio di “toccare con mano”, il cittadino può anche essere coinvolto in prima persona, trasmettendo le sue osservazioni di specie e habitat ai portali che lo permettono (es. iNaturalist) e contribuendo alla costruzione di portali globali della biodiversità come GBIF.

 

I territori come banche dati: informazioni geograficamente riferite di osservazioni di specie aiutano la protezione degli habitat naturali e la tutela della biodiversità

 

In questo marasma di connessioni, interscambi e comunicazione, il MUSE si inserisce con l’Azione A1 del Progetto LIFE+T.E.N., conclusasi con la creazione della prima banca dati generale del Trentino per dati di flora e fauna, grazie al fondamentale contributo di tutti gli enti di ricerca, i parchi e le Reti di Riserve del Trentino: tale database è costantemente alimentato da informazioni relative a nuovi monitoraggi e censimenti, costituendo una fonte sempre aggiornata di dati sulle osservazioni della biodiversità trentina.

La naturale estensione di questa iniziativa consiste nel progetto BioSTREAM – BIO System form Transmission and Retrieval of Environmental Attributes and Metadata, uno sforzo sovraregionale portato avanti da Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia di condivisione delle proprie banche dati.

Tale progetto si svolge in più fasi, di cui le prime due già concluse:

1) elaborazione di un documento progettuale che delinei l’idea della attività futura, utile in particolare a gettare le basi ai metodi di condivisione tra enti che si desiderano applicare;

2) un progetto formativo di ampio respiro, in grado di fornire agli enti partecipanti competenze utili alla manipolazione dei dataset;

3) costruzione di un database in grado di raccogliere osservazioni provenienti da qualsiasi istituzione partecipante e allo stesso tempo in grado di agganciare fonti di informazione già disponibili online – WebGIS;

4) costruzione di un portale di consultazione delle banche dati.

La strada verso la condivisione e messa a sistema delle fonti di informazione è quindi lunga ma ben avviata, a beneficio della conservazione della biodiversità locale e globale.

 

Enti partecipanti al Progetto BioSTREAM


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